Il mercato italiano dei farmaci biosimilari nel 2020 è stato prevalentemente caratterizzato da 15 molecole biosimilari in commercio: Adalimumab, Bevacizumab, Enoxaparina, Epoetine, Etanercept, Filgrastim, Follitropina Alfa, Infliximab, Insulina glargine, Insulina Lispro, Pegfilgrastim, Rituximab, Somatropina, Teriparatide e Trastuzumab biosimilari hanno assorbito il 35% dei consumi nazionali (30% nel 2019) contro il 65% (70% nel 2019) detenuto dai corrispondenti originatori.

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Complessivamente nel 2020 i prodotti biosimilari hanno registrato una crescita dei consumi del 10,4% rispetto ai dodici mesi precedenti. Specularmente si è registrata una contrazione del 13,9% delle vendite di tutti gli altri farmaci biologici.

 

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Le molecole protagoniste nel mercato italiano dei biosimilari

Cinque le molecole protagoniste sul mercato nazionale del sorpasso nelle vendite di biosimilare rispetto al biologico originatore. Primo in classifica Filgrastim biosimilare (farmaco essenziale per i pazienti in chemioterapia citotossica), i cui biosimilari in commercio hanno assorbito il 96,08% del mercato della molecola a volumi, contro un residuale 3,92% ancora detenuto dal biologico originator. Seguono a stretto giro gli anticorpi monoclonali Rituximab (91,41% del mercato a volumi) e Infliximab (90,99%). Appena distanziate le Epoetine, con l’88,16% del mercato e Adalimumab, con il 73,24%.

Ampiamente diversificato ma stabile il quadro dei consumi a livello regionale: in generale i biosimilari vincono soprattutto al nord.

Tenendo conto del mercato riferito alle nove molecole in commercio da almeno 3 anni (Enoxaparina, Epoetine, Etanercept, Filgrastim, Follitropina, Infliximab, Insulina Glargine, Rituximab, Somatropina), in testa ai consumi di biosimilari ancora una volta Valle d’Aosta e Piemonte, entrambe con quote di consumo di biosimilari del 76,6% (cinque punti percentuali di crescita rispetto al 71,78% del 2019). Seguono Marche (72,4%), Emilia Romagna (69,6%), Basilicata (60,3%), Toscana (58,6%). Fanalino di coda Umbria (14,1%), Liguria (17,4%) e Trentino Alto Adige (21,1%). Da segnalare che tutte le Regioni hanno adottato delibere prescrittive che indirizzano verso il biologico a minor costo tranne Abruzzo, Emilia, Liguria e Umbria.