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Con le modifiche alla procedura di payback per il 2018 e 2019 si rischia una nuova stagione di contenziosi

«Come aziende del comparto degli equivalenti ci siamo sempre battuti per il riequilibrio dei tetti della farmaceutica pubblica, alla luce del costante disavanzo della spesa ospedaliera, tradizionalmente sottostimata. Un emendamento approvato in commissione Bilancio alla Camera al Disegno di Legge di Bilancio per il 2021 - che si poneva questo giusto obiettivo di riequilibrio – introduce però un percorso recante importanti criticità e profili di illegittimità, che rischiano di far proseguire una stagione di contenziosi che speravamo di poter considerare chiusa per sempre».

Questo il commento di Enrique Häusermann (presidente Egualia, già Assogenerici) al contenuto dell’emendamento Lorenzin che dal 2021 blocca il tetto della convenzionata al 7% (contro il 7,3% della rimodulazione inizialmente proposta) a vantaggio degli acquisti diretti (ex ospedaliera) che salgono all’7,85% (contro il 7,55%). La modifica interviene anche sul meccanismo del payback a carico delle aziende per il ripiano della spesa per acquisti diretti 2018, fissando nuovi termini per il pagamento della parte ancora non versata dalle aziende farmaceutiche, individuando una soglia minima di 895 milioni di euro - raggiunta la quale si determinerebbe la modifica dei tetti a partire dal 2021 - e introducendo un meccanismo sanzionatorio aggiuntivo.

Allo stesso modo l’eventuale riequilibrio del tetto per il 2022 è subordinato all’integrale pagamento da parte delle aziende del ripiano del tetto degli acquisti diretti per il 2019 entro il 30 giugno.

«La soluzione proposta – afferma Häusermann - è ben lungi dall’essere “risolutiva”, ma rischia di dare adito ad ulteriori contenziosi in relazione all’interpretazione di un testo di legge poco chiaro nella sua formulazione. Ci saremmo invece aspettati, al pari di quanto accaduto per il 2013-2017, una soluzione che puntasse da un lato, a risolvere il contenzioso che grava sul payback 2018 – che ricordo essere oggetto ancora di giudizi pendenti innanzi al TAR – e dall’altro, a programmare i nuovi tetti di spesa in funzione delle reali dinamiche evolutive della spesa farmaceutica. Se interpretato in maniera letterale – prosegue Häusermann – l'articolo così formulato rischia di stravolgere l’iniziale intento espresso dal Governo durante il dialogo avviato in questi ultimi mesi con l’industria. Si è persa l’opportunità di introdurre una norma che avrebbe potuto, invece, meglio bilanciare le esigenze del bilancio pubblico con il legittimo diritto costituzionale alla difesa da parte dell’industria».

«Chiediamo anche che venga posta particolare attenzione all’attività programmatoria in materia di spesa farmaceutica espressa da questa misura – aggiunge il presidente di Egualia –. Questo perché, se si dovesse generare in futuro uno sforamento della spesa convenzionata a seguito della rimodulazione dei tetti, scatterebbe un meccanismo di ripiano inattuabile, del tutto simile a quello della spesa per acquisti diretti in vigore fino al 2018 che, come noto, ha generato l’attuale contenzioso. Credo che nessuno se lo auguri».

«Inoltre – conclude Häusermann – l’abbassamento del tetto della convenzionata si dovrà conciliare con l’opportunità di programmare il progressivo passaggio in farmacia di importanti categorie terapeutiche i cui brevetti sono in scadenza. Un tetto troppo basso potrebbe rischiare di non consentire un più ampio accesso a queste categorie di farmaci una volta scadute di brevetto. Un quadro, quest'ultimo, che sarebbe in evidente contraddizione con le istanze di rafforzamento del rapporto tra pazienti e servizi territoriali spesso annunciate dal Governo in questi mesi di pandemia. Chiediamo che si possa aprire quanto prima un confronto su questi temi».

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Foto: Cottonbro da Pexels

 

Rassegna Stampa comunicato 23 dicembre 2020